Open innovation: prima progetto poi strategia

Ispirato a “The Project-Driven Organization” di Harvard Business Review: aziende che smettono di organizzarsi per funzioni stabili e iniziano a lavorare attraverso progetti temporanei con obiettivi definiti, tempi limitati e responsabilità chiare.

L’organizzazione guidata dai progetti

Questa puntata del podcast è ispirata a un articolo pubblicato da Harvard Business Review, intitolato “The Project-Driven Organization”, che descrive aziende che smettono di organizzarsi per funzioni stabili e iniziano a lavorare attraverso progetti temporanei, ciascuno con un obiettivo definito, un tempo limitato e una responsabilità chiara. Questo perché è in questi progetti che oggi si concentrano le decisioni che contano.

Perché l’open innovation funziona meglio come progetto

Lavorare per progetti consente di creare valore in tempi più rapidi, soprattutto quando le informazioni disponibili non sono ancora sufficienti per standardizzare. Questo quadro aiuta a capire perché l’open innovation, pur essendo una leva strategica, risulta più efficace quando, nelle fasi iniziali, viene impostata come progetto, cioè come uno spazio delimitato in cui l’organizzazione può osservare, apprendere e orientarsi prima di consolidare scelte che avranno effetti duraturi sul prodotto e sul mercato.

La procedura in passaggi semplici

La procedura che abbiamo testato in numerosi progetti e che ha portato risultati, può essere descritta come una sequenza di passaggi semplice. Si parte dall’identificazione di un’opportunità legata all’uso reale del prodotto e del servizio, qualcosa che l’organizzazione già conosce, ma che non è mai stata affrontata in modo strutturato. E questa opportunità viene messa a fuoco, trasformandola in un’iniziativa con un perimetro chiaro e una durata definita, con una domanda esplicita, sufficiente a orientare il lavoro senza irrigidirlo.

Definire il perimetro e aprire lo spazio di lavoro

Chiarito il perimetro, si stabilisce cosa rientra nel progetto e cosa ne resta fuori. E si apre uno spazio digitale di lavoro in cui possono interagire persone interne provenienti da funzioni diverse e utilizzatori reali del prodotto, con l’obiettivo di osservare l’uso quotidiano, far emergere adattamenti informali, frizioni operative e comportamenti ricorrenti, più che produrre soluzioni o idee premature. Il progetto si conclude quando queste osservazioni convergono in una lettura condivisa di dove il prodotto crea valore e dove, invece, lo disperde.

Una lettura sufficiente per orientare le priorità successive e supportare decisioni tecniche più consapevoli, che possono poi essere integrate nella strategia complessiva con maggiore solidità.

Valutare se l’open innovation ha funzionato

Una volta completato, il progetto consente di valutare con facilità se l’open innovation ha funzionato, perché perimetro, tempi e risultati sono chiari, così come il contributo del team e l’efficacia della procedura. Questo rende semplice decidere se rendere l’approccio parte della strategia aziendale, un passaggio che, nella maggior parte dei casi, avviene in tempi brevi, spesso entro 30 giorni. Questo è change, il mondo che cambia, quando l’open innovation viene trattata per quello che è all’inizio: un progetto ben costruito, capace di produrre valore e apprendimento utile prima di diventare strategia stabile.

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