Tennis Hospitality: un nuovo paradigma?
Il tennis evolve verso circoli progettati per accogliere turismo italiano e internazionale, aperti e accessibili. Spazi dove il tennis resta centrale ma dialoga con altre attività, aprendo nuove possibilità di innovazione nel modo di vivere lo sport.
Nel tennis il cambiamento raramente passa dalla sostituzione. È più simile a una sedimentazione: nulla scompare, tutto resta, e sopra si aggiunge qualcosa di nuovo. Il turismo legato al tennis esiste da sempre — hotel, resort, accademie dove si viaggia per allenarsi, migliorare, vivere il campo come esperienza totale. La novità sta oggi nella progettazione da zero di circoli dell’hospitality, pensati per accogliere il turismo italiano ed estero con servizi costruiti attorno al benessere dell’esperienza.
Oggi convivono almeno tre grandi categorie di club, da leggere come risposte diverse a bisogni diversi, senza gerarchie di valore. La prima è il circolo tecnico accessibile: campi, maestri, agonismo, vita sportiva intensa. È il circolo di prossimità, radicato nel territorio, fondamentale per la crescita dei giocatori. La seconda è il circolo esclusivo, tecnico, chiuso, con servizi: spazi curati, qualità elevata, accesso regolato, appartenenza come elemento identitario. Un modello storico, solido, che risponde a un’esigenza precisa.
La terza categoria segnala una tendenza emergente: il circolo dell’hospitality, tecnico, aperto, turistico, che attira anche il turista straniero. Un modello che tiene insieme qualità sportiva e apertura, esperienza e accessibilità, territorio e flussi. Non è obbligatorio essere soci per entrare, fermarsi, partecipare. Il circolo diventa attraversabile, permeabile, integrato.
In questo modello il tennis resta centrale, ma dialoga con altro: padel, pickleball, aree acqua, hospitality, ristorazione. Il club si amplia, accoglie, moltiplica le occasioni di permanenza. Diventa un luogo dove lo sport è il cuore, ma non l’unica ragione per esserci. Il circolo smette di essere un recinto e assume la forma di una piazza contemporanea, curata, ordinata, viva.
Esempi concreti iniziano a emergere. Sporting Life di Treviso interpreta il tennis ad alto livello tecnico inserendolo in un contesto aperto, elegante, accessibile. Jesolo Republic mostra come sport, turismo e servizi possano convivere in un luogo che non chiede appartenenza formale, ma partecipazione. In entrambi i casi il club dialoga con il territorio e con una nuova idea di comunità sportiva.
Non esiste un modello giusto e uno sbagliato: esistono modelli che si affiancano. Ed è proprio in questo spazio che potrebbe trovare terreno fertile, per la prima volta in modo naturale, il tema dell’open innovation nel tennis. Perché un circolo dell’hospitality, aperto e attraversabile, è anche un luogo dove sperimentare: nuovi servizi, nuovi format, nuove collaborazioni tra club, territori, operatori, community di giocatori.
Il campo resta rettangolare. Le regole restano le stesse. Tutto il resto si amplia. E quando uno sport cambia il modo in cui progetta i propri spazi, sta iniziando a cambiare anche il modo in cui immagina il proprio futuro.
Questo articolo è tratto dall’episodio 5 della Stagione 2 del podcast CHANGE.
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