Vicenza, come è cambiata negli ultimi 10 anni e come sarà tra 100 anni
Un’analisi soggettiva di Vicenza nell’era post-alluvione 2010: servizi, commercio, turismo, sicurezza e simbolismo. E una visione a 100 anni: la Rinascimento Valley, la Basilica Palladiana come hub di open innovation, e una città che deve ancora capire cosa vuole diventare.
Una visione personale, non un’analisi oggettiva
Oggi parliamo di Vicenza, di quanto è cambiata negli ultimi dieci anni — dall’epoca post-alluvione 2010 a oggi. Probabilmente sarà una parte uno, perché ho molti punti. Tra l’altro parlo di Vicenza da un’altra città, da Bressanone, e parlerò dal punto di vista personale — non un’analisi oggettiva, ma una mia opinione soggettiva del cambiamento che è avvenuto. Parlo dall’esperienza avuta vivendo in moltissime altre città, quindi cercherò di dare sempre un’opinione personale su questi cambiamenti.
Servizi al cittadino: efficiente per la sua dimensione
I motivi per cui una persona sceglie di stare in una città. Partiamo dai servizi: quanto sono cambiati, quanto è cambiata la digitalizzazione su quello. Direi che ho trovato sempre la città estremamente efficiente nei vari momenti. Vivendo in altre città, è la città che ha i migliori servizi al cittadino — parliamo di una città di 100.000 abitanti poco più, quindi non è paragonabile con altre città di cinque o sei volte le sue dimensioni. Però essendo una città di 100.000 abitanti i suoi servizi sono perfettamente adeguati.
Ad esempio hai tutti i servizi al cittadino, i mezzi di trasporto, il taxi — che non è scontato in una città così, ed è una grande idea. Ci sono molti taxi elettrici, Prius, Tesla. C’è anche una certa sostenibilità in questo. Per chi non vuole prendere l’autobus ci sono molti altri mezzi, tra cui la mobilità elettrica come le bici elettriche e le bici muscolari, sempre gestite da app. Tra l’altro è un servizio europeo nel senso che è presente in tutte le grandi città europee, e Vicenza ce l’ha — questa è una cosa interessante perché la città non è così grande. È stato un ottimo lavoro. Non è un cambiamento incredibile, è un cambiamento corretto e lineare. Non ci sono piste ciclabili adeguate, mancano dei concetti, però è allineata a livello europeo.
Commercio e turismo: potenziale non ancora sfruttato
Il commercio è affascinante — potremmo parlarne tantissimo. Sempre dal punto di vista personale, senza aver guardato i dati. Mettendo di mezzo la pandemia, moltissime attività che magari avevano del potenziale sono andate perse — inevitabile. Però parliamo di una città dove il commercio orientato al cittadino è sempre stato buono, lo sarà sempre, ha sempre un’infinità di servizi di ogni genere, puoi comprare qualsiasi cosa. Non ho notato un cambiamento negli ultimi dieci anni in termini di miglioramento o peggioramento — è migliorato quanto migliora il turismo.
Il turismo apre un altro argomento: Vicenza non è una città votata al turismo, potrebbe esserlo. Il simbolismo del Centro Palladio non è realmente sfruttato — è il minimo indispensabile, potrebbe esserlo 100 volte di più. Ci vuole un progetto. Il commercio nell’ambito del turismo migliora quanti più turisti ci sono. La mia ipotesi è che vengano soprattutto dalla Germania — dal Lago di Garda scendono, visitano le città d’arte venete, poi fanno un salto sul gioiello che è Vicenza. I simboli della città sono tenuti bene. Chiaramente la riapertura della Basilica Palladiana ha creato un miglioramento oggettivo negli ultimi dieci anni. I simboli sono visibili, ma è una visione molto interna della città: se vivi in città conosci questi simboli, li apprezzi. Ma manca un progetto più evidente verso l’esterno.
Per esempio, dico sempre che Lanzarote è un esempio di concetto — un’isola diventata un concetto biosfera. Vicenza è la città del Palladio. Ma non è così brandizzata, non è così fortemente legata a questa identità, non è ancora dove dovrebbe essere. Il percorso sta migliorando e migliorerà ancora. Negli ultimi dieci anni è migliorato un po’, sì, ma non è ancora dove dovrebbe essere. La città dovrebbe avere un simbolismo molto più forte.
Sicurezza: in linea con il trend mondiale
La sicurezza è un tema che riguarda tutte le città. Il cittadino ovviamente vorrebbe la sicurezza al 100% — cosa impossibile, nessuna città può averlo. Quanto è cambiato negli ultimi dieci anni? Secondo me non è cambiato molto — è peggiorato quanto sta peggiorando nel mondo intero. La criminalità aumenta in Inghilterra, aumenta a Milano, aumenta a Los Angeles, aumenterà ovviamente anche a Vicenza. Però è una città relativamente sicura: i problemi sono quelli endemici di tutte le città — ladri, vandali, cose di questo genere. Non abbiamo una criminalità armata in senso stretto. Negli ultimi dieci anni è peggiorato quanto peggiora il mondo, non c’è una grande differenza specifica.
La città può migliorare la sicurezza solo attraverso la cultura, creando spazi — e mi pare ci sia un progetto in corso con la TAV, con tutta una rivisitazione della parte della stazione. Però negli ultimi dieci anni secondo me è abbastanza lineare, non c’è niente di incredibile in questo senso.
Vicenza 2100: la Rinascimento Valley
Adesso mi piacerebbe parlare di come dovrebbe essere il cambiamento nel futuro di questi aspetti. Vicenza 2100 — come dovrebbe essere, sempre su questi temi.
Secondo me dovrebbe — dal punto di vista dell’open innovation — unire tutta la provincia. Vicenza non è una città che ha meno abitanti della provincia, quindi non ha questa grandissima rilevanza da sola: dovrebbe diventare rilevante e dovrebbe unire i giovani, le aziende, le istituzioni, tutti gli hub di innovazione. Tra 100 anni vorrei vedere la Basilica Palladiana come un hub di open innovation — uno spazio aperto dove i ragazzi possano entrare, dove tutte le aziende della città e della provincia, Dainese, Geox, chiunque nel territorio o anche fuori voglia collaborare, diano ore di lavoro gratuite. Manager di queste aziende che diano, che ne so, 8 ore a settimana di mentorship gratuita ai ragazzi per spiegare il mondo dello sport, della meccanica, della chimica. Creare una collaborazione con open mindset diffuso.
Perché Vicenza deve diventare un simbolo — se non lo diventa, rimane una città da 100.000 abitanti. Deve essere il simbolo del Rinascimento in maniera molto più forte. Andrea Palladio, Rinascimento: un vero ecosistema. Come Lanzarote è biosfera, Vicenza dovrebbe essere la Rinascimento Valley. In piazza dei Signori dovrei avere tutta una serie di servizi, anche digitali, che mi diano questa impressione — perché è Vicenza, è il Rinascimento. Tutto ciò che noi facciamo oggi — brand, aziende, bellezza, design — nasce a Vicenza, a Firenze, nell’ambito del Rinascimento. Sono simboli. Vicenza è un grande simbolo e dovrebbe esserlo molto di più.
Ci dovrebbe essere anche la possibilità di avere un living in città con servizi innovativi, aggregare i ragazzi, portarli in questa direzione. Se esiste la Motor Valley di Bologna, Vicenza dovrebbe essere la Rinascimento Valley. E avere questa capacità di visione aumenta la sicurezza, aumenta la capacità di influenzare il mondo che hai intorno.
Serve molta visione. Negli ultimi dieci anni è stata impressa una visione — determinate azioni sono state fatte, la città si è aperta agli eventi, alla possibilità di utilizzare gli spazi. Ma manca il concept visionario che sta dietro. Gli strumenti ci sono: c’è una forte necessità di visione.
Questo articolo è tratto dall’episodio 7 della Stagione 1 del podcast CHANGE, pubblicato il 21 agosto 2022. Analisi personale e soggettiva — se non siete d’accordo, commentate e scrivetemi.
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